Wedding Set

2 mar

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Quello che vedete qui sopra è il “Set da matrimonio” che mi ha regalato mia sorella.
Quaderno per appunti più matita con gufo.
Apriamo parentesi gufo: Mr. Magoo ama il video di Twinkle Twinkle Little Star in cui si vede un gufetto volare sopra le nuvole e giocare con la stellina. Questo video gliel’ho fatto scoprire io, facendoglielo vedere sul mio iPhone, e ogni volta che vado da loro non passano cinque minuti che inizia a reclamare il video in questione.
Tuinkel, Tuinkel!“  (in realtà il video di Ballo di Raffaella Carrà sta seriamente insediando il primato di Tuinkel, ma vabbé).
Ebbene, Mr. Magoo è uguale al gufetto del video (e per lei è lui Tuinkel).
Di qui il regalo di Natale che mi ha fatto mia sorella, ossia il quadretto con i due gufetti, e la matita di oggi.
Io amo le mie nipoti e per questo saranno le mie damigelle.
E vabbè.

Ora voi penserete che sono, anzi, siamo pazze a pensare ai preparativi con più di un anno di anticipo ed è qui che, ahimè, vi sbagliate.
Cioè, io nella mi mente fiabesca ho sempre immaginato un matrimonio praticamente auto-organizzato, cose del tipo “ecco il mio posto dei sogni! Oplà, fatto”.
Ma manco per…
Abbiamo fissato la data e ok.
Lato positivo della data scelta: ci vuole tempo.
Lato negativo della data scelta: è maggio, ossia il mese in cui si sposano TUTTI.
Infatti io, nonostante ami maggio, inizialmente l’avevo scartato.
Pensavo a un mese invernale.
Poi ho pensato “cazzo, sono pugliese! La cosa bella che abbiamo in Puglia è il clima e il paesaggio e io me lo gioco a favore di un matrimonio tirolese?”.

Perché, diciamocelo, un matrimonio a dicembre in montagna è meraviglioso, nel tavoliere delle Puglie e sinonimo di un pranzo stordente in una sala surriscaldata con fuori quindici gradi.
Quindi ciao.

E insomma, il week end del 16 torneremo a Foggia e vedremo tre posti che su internet non mi hanno provocato conati o scoppi di risa isteriche.
Forse sono gli unici… ma vabbè.

Poi c’è la questione vestito…
Ma questa merita un post a parte.
Sì, sono pazza.
Ma sappiate che più desiderate che il vostro matrimonio sia senza fronzoli, semplice, ‘na cosetta intima insomma, bè, più saranno cazzi vostri.
Perché il mondo pullula di sale con affreschi preraffaelliti tarocchi, colonne con capitelli corinzi in polistirolo e palme, palme ovunque,

Aiuto.

Ma che veramente?!

1 mar

Sì.

Dopo dieci anni e dieci mesi, siamo pervenuti a una data.

Volete sapere come è stata fatta la proposta?

In una macchina parcheggiata sotto casa, prima di darci la buonanotte.

Nove anni e mezzo fa.

In un bagno universitario, mentre mi asciugavo i capelli e lui era sulla porta a guardarmi.

Otto anni fa.

In macchina in viaggio verso casa, non mi ricordo nemmeno più quando.

E innumerevoli altre volte.

Nove volte su dieci la mia risposta è stata quella inserita nel titolo qui sopra, soprattutto quando avevo diciotto, diciannove, venti, ventuno anni.

Poi, piano piano che gli anni passavano la risposta cambiava.

Cose del tipo “ci posso pensare”, “da qua a cent’anni”, “sì, ma non prima dei 30″, “non prendo certe decisioni a stomaco vuoto” etc.

Me la sono sempre cavata con le risposte stronze.

Solo che non potevo prevedere che, un giorno, avrei avvertito QUEL bisogno.

Bisogno che molte dicono di non avere, ma che io ho.

Bisogno di dare vita a una famiglia, di sentirmi legata a lui, di scambiarci delle promesse, di dirci sì, di avere un giorno dedicato solo a noi e a quello che abbiamo costruito in questi dieci anni.

Quindi sì, voglio sposarmi.

E sì, voglio la cerimonia in chiesa perché siamo credenti e praticanti e perché mi emoziono di più all’idea di noi davanti all’altare che non seduti a bivaccare.

E così io scommetto su di noi.

In questo mondo di merda, in questo mondo senza futuro, in questo mondo in cui tutto crolla noi abbiamo deciso di costruire.

Insieme.

La nostra non è la storia di una grande passione.

Non è strappalacrime, non è al cardiopalma, non è da romanzo.

Ma da favola sì.

E quando immagino noi due a 70 anni, penso ai due vecchietti di UP.

E veramente non potrei sperare di meglio.

E, soprattutto, voglio la poltrona di LEI!

 

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DATE

29 feb

18 maggio 2013

Mirtilla diventa grande… :-)

Vorrei

26 feb

Vorrei potermi vestire di rosa pallido e bianco come le ballerine di danza classica senza sentirmi una prosciuttella.
Vorrei aver fatto danza classica.
Vorrei riuscire a camminare con le spalle dritte e abbinarle a un paio di gambe altrettanto dritte.
Vorrei avere pazienza.
Vorrei avere stile.
Vorrei avere grazia.
Vorrei avere culo.
Vorrei avere un po’ meno culo.
Vorrei una casa tutta bianca, legno e blu provenzale.
Vorrei avere tempo.
Vorrei saper portare i tacchi.
Vorrei avere belle unghie
Vorrei avere bei capelli.
Vorrei avere sempre la risposta giusta.
Vorrei infischiarmene di quello che la gente pensa di me.
Vorrei che la gente capisse come sono.
Vorrei avere meno sbalzi d’umore.
Vorrei non far cadere sempre tutto.
Vorrei meno vorrei.
Ma Vabbè.

Cerotto

20 feb

Il cerotto in questione sono io.

Mi sono ripresa venerdì dal morbo di zia Selma per svegliarmi stamattina con herpes e mal di gola.

Ma che è???

Sto alla terza tazza di latte bollente e sono in ufficio.

I miei sono qui da sabato e ieri ho fatto il mio primo vero sgarro alla dieta dopo un mese per concedermi un pranzo normale.

La cosa che mi ha fatto godere come un riccio: le frappe al forno come dolce.

La cosa che quando l’ho mangiata mi è piaciuta sì, ma anche senza stavo bene: la pasta al forno.

Quella dalla quale ho fatto fatica a ristaccarmi: il pane, o meglio, la CROSTA del pane visto che sono riuscita a trovare la formula giusta per dare alla crusca di avena e di frumento che assumo tutto i giorni un aspetto panide ma la crosta nun se fa.

E vabbè.

 

Sono una noia lo so ma ultimamente arranco.

La salute non è al top, sono in ovulazione e quindi gli istinti omicidi cominciano a farsi sempre più forti e per di più odio i miei capelli, la mancanza di mobili capienti nella mia casa, il condominio che è aumentato di botto, l’acqua che se ne va ogni tre per due e l’assenza di pressione ogni volta che tento di fare una doccia.

Se fossi una paranoica con manie di persecuzioni a questo punto comincerei a credere che il mondo ce l’abbia con me.

Ma non lo sono e quindi TAGGO tutte queste cose come una semplice sequela di spiacevoli coincidenze.

 

Riguardo a Sanremo, che ho visto solo per le ultime due ore dell’ultima sera, posso solo dire che la canzone di Emma mi fa cagare e che preferivo Arisa e che nell’ultimo quarto d’ora Gianni Morandi mi ha ricordato mio padre quando comincia ad andarsene al sonno e c’è ancora gente in casa e inizia a fanculizzare random o, semplicemente, a collassare sul divano.

Solo che mio padre lo fa nell’intimità della sua casa in quel di Foggia nel Tavoliere delle Puglie, o al massimo a casa di qualche suo amico, mentre Gianni Morandi l’ha fatto in diretta razionale, sulla rete ammiraglia della Merda-Rai.

Il problema è che qua in Italia i mestieri non s’imparano, le professioni non esistono, e i presentatori sono quasi tutti o cantanti o attori riciclati.

Gente, fare i presentatori è difficile.

Non basta aver cantato Fatti Mandare dalla Mamma.

Gianni Morandi ha fatto film e canzoni che a tanti piacciono e rimarrà nella storia del nostro paese ma non è un presentatore.

E si vede.

Dopo un po’ arranca.

 

Ma qua và così.

Gli sportivi diventano vallette/presentatori/attori.

Quelle che si trombano gli sportivi diventano star senza passare dal via.

Ho visto persino pornostar diventare parlamentari!

 

E poi mi chiedo come mai il mio fisico arranca.

Abbiate pietà!

 

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La Traviata

16 feb

Parlo come una tisica.

L’aerosol di cortisone con cui mi sono dopata ieri sera mi ha permesso di venire in ufficio e regalato l’illusione di essermi riappropriata dei miei acuti ma non è così.

Più le ore passano più torno afona e il mondo attorno a me gioisce.

Ma, credetemi, odio stare a casa da sola e malata.

Mi annoio.

Non mi riposo, mi rincoglionisco di tv e basta.

Tant’è che stamattina mi sono voluta fare comunque i miei soliti due km e mezzo a piedi, preferisco l’aria fresca al concentrato di germi e batteri del tram. Già prendo la mia razione quotidiana di virus in metro, quindi basta.

Che poi, a pensarci, io sono assurda.

Sono disposta a drogarmi di farmaci solo ed esclusivamente per il mal di testa.

Per tutto il resto sono restìa.

Preferisco tenermi il fastidio e aspettare che passi.

Ieri mi sono fatta l’aerosol di cortisone solo perché oggi DOVEVO riavere la voce.

Ma mi sono rifiutata di prendere antinfiammatori.

Io, che con l’0ki mi ci faccio gli sciacqui tipo colluttorio.

Vabbè.

Comunque niente, mi sento molto Violetta ne La Traviata quindi Amami Alfredo quanto io t’amo.

Che poi io lotto con i miei bronchi da una vita.

Mi hanno dichiarato guerra che ero ancora neonata e grazie a loro uno dei suoni della mia infanzia è il rumore, per me assordante, dell’aerosol.

Odiavo quell’aggeggio.

All’epoca tutte le parti lavabili erano in vetro e io quando vedevo mia madre lavarle sudavo freddo.

Odiavo in particolar modo l’aggeggio da inserire direttamente in bocca e quello con i due tubicini da inserire nelle narici, preferivo la mascherina che però mi veniva sempre innegabilmente negata non si sa perché.

I miei cercavano di sedarmi mettendomi davanti alla tv mentre mi sottoponevano alla tortura, esattamente come ho visto fare a mia sorella con mia nipote, ma non capivano che con quel cazzo di rumore nelle orecchie non potevo nemmeno distrarmi seguendo il cartone e quindi m’innervosivo ancora di più.

Non so perché, ma mi sembrava di soffocare.

Ieri, a 28 anni suonati, ho rifatto l’aerosol, sul divano, davanti alla tv.

E come se non bastasse durante la tortura Mirtillo ha voluto mettere in stand by il telefilm che stavo vedendo e mettere sulla partita perché “tanto co’ sto rumore non capiresti niente”.

-.-

Vabbbbbbbbè.

Su Sanremo non posso dire nulla perché non lo sto guardando e non per snobbismo ma perché mi annoia, sul serio.

Preferisco sentire le canzoni in radio o su iTunes.

Senza Celentano, senza Belen le cui foto del pube oggi troneggiano sull’homepage di tutti i maggiori siti italiani (e questo è ancora più grave del fatto stesso che lei non avesse le mutande), senza Morandi di cui stanno rimanendo solo le sue enormi mani.

Sulla questione Belen, orgogliosamente vecchia dentro posso dirvi che trovo inaccettabile che qualcuno possa indossare quel vestito in prima serata.

Anzi, trovo inaccettabile che qualcuno possa indossare quel vestito in genere.

Non è sexy.

Non è provocante.

È volgare.

Esattamente come il suo tatuaggio.

Ma giustamente la Rai avrà pensato: ho bisogno di ascolti.

Cosa porta ascolti? Ma certo, la figa!

E allora mostriamola questa cavola di figa!

-.-

La mercificazione del corpo femminile sbattuto in prima serata sulla tv pubblica.

E io devo pagare il canone per cosa? Per pagare la ceretta al pube della Belen di turno?

Che tv triste.

Che schifo.

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Letargo

14 feb

Sto male.
Fisicamente sto una pezza, ho i polmoni in fiamme, la gola gonfia e le ossa che mi fanno malissimo. Però oggi sono venuta a lavorare lo stesso.
Emotivamente ho vissuto periodi senza dubbio migliori.
Mi sento destabilizzata e anche parecchio sola.

Vabbè, passerà.

Questo week end ho fatto shopping, questa volta vero, approfittando dei saldi dei saldi. Questo è di gran lunga il momento migliore per comprare qualcosa, soprattutto nei periodi di crisi ossia quando la gente non compra nemmeno durante il periodo degli sconti.
Infatti per la prima volta da non so quando, c’erano ancora tutti i modelli e quasi tutte le taglie delle cose che mi piacevano.

Le taglie, queste sconosciute.
Ditemi se sono io che sono pazza, ma secondo me le taglie non sono più standard e soprattutto non sono più concepite per chi ha una fisico femminile vecchio stampo.
Dicesi fisico femminile vecchio stampo: vita più stretta e fianchi più tondi della vita.
Dicesi fisico femminile nuovo stampo: vita tendenzialmente larga e fianchi più o meno delle stesse proporzioni. Praticamente un comodino.

Così mi sono ritrovata a comprare vestitini taglia 40 (????????) e pantaloni 44-42.
Ora che l’ho scritto mi rendo conto che può sembrare che io lo stia scrivendo per vantarmi del fatto che sono dimagrita e bla bla bla, ma credetemi non è così.
Il peso non è calato molto, 4/5 kg, però mi sono notevolmente ridimensionata è vero.
Ciò nonostante io non sono ASSOLUTAMENTE una 40.
Entro in vestiti taglia 40 perché ho una vita microscopica e perché sono vestitini, quindi non aderenti sulle gambe e sul culo che sono ancora orgogliosamente PRESENTI.
Di fatti di pantaloni sono una 42/44.
Che sia chiaro, mi rende felice, ma è tutta una questione di punti di vista.
Io sono tappa ed ho l’ossatura che sembra un’accozzaglia di spaghetti granarolo, quindi anche calassi un altro po’ mica sarebbe male.
Una più alta e con ossatura pesante con quelle cose addosso sarebbe strafiga.
Certo, se penso a quando portavo la 50/52…

Insomma, vorrei dormire.
Di un sonno pesante e senza sogni.
A lungo.
Tipo un mese.
Vorrei andare proprio in letargo.

Ma dicono non si può e quindi…

Shopping (???)

8 feb

Ho speso euri VENTIDUE in farmacia.

Ma si può?

Potevo comprarmi due dvd, molteplici smalti e rossetti di Kiko, un vestito di H&M o delle utilissime mutande e invece NO, tachipirina e integratori.

Manco avessi cento anni.

Ma che veramente?

È da stanotte che ho mal di testa va e vieni, di quelli che un attimo ce li hai e dopo tre secondi uh è passato e dopo cinque ah no, rieccolo e dopo dieci è finito e dopo tredici ma anche no.

Insomma, non posso continuare così.

Sembra che abbia tenuto le mani a mollo nella varichina per quanto sono arrossate e spaccate, manco facessi la verdumara in Islanda.

Anzi, la mia verdumara di Foggia aveva sempre le unghie in perfetto ordine, totalmente costituite di gel e dalla combinazione di colori agghiacciante, ma in ordine.

Mentre io ho sempre sti moncherini e, ovvove, uso il tagliaunghie e manco la limetta.

E il rasoio per le gambe invece della ceretta.

E me ne strasbatto se non ho le mutande che fanno pendant con il fermaglietto, quando riesco ad abbinare slip e reggiseno, come in questo preciso momento, sono molto orogliosa di me.

In questo periodo detesto anche i miei capelli.

Non hanno forma, non hanno taglio e sono decenti solo nei dieci secondi che seguono l’asciugatura, mi basta uscire dal bagno e andare in camera da letto e mi ritrovo con in testa un mocio vileda.

Oggi voglio dire un po’ di cose che non sopporto.

Non sopporto chi fa rumore quando mangia.

Non sopporto chi fa rumori con la bocca in generale.

Non sopporto chi usa un linguaggio farcito di paroloni e termini tecnici per dirti che sta andando a cagare solo per far vedere che è colto.

Non sopporto chi si crede arrivato.

Non sopporto chi mi dice “poverinaaaa”, qualunque sia il motivo.

Non sopporto chi mangia in metro, sul tram o in autobus.

Non sopporto chi fa una domanda e poi non ascolta la risposta.

Non sopporto chi mi fa una domanda quando conosce già la risposta.

Non sopporto chi è sempre incazzato col mondo.

Non sopporto chi piange miseria quando misero non è.

Non sopporto chi su facebook ostenta una vita diversa da quella che ha.

Non sopporto chi si mangia le unghie e le sputa nonostante si trovi su un mezzo pubblico.

Non sopporto chi in metro mi cade addosso solo perché ha paura di prendersi la pellagra se si attacca ad un qualche supporto.

Non sopporto i finti romantici.

Non sopporto gli ipocriti.

Non sopporto gli incoerenti.

Non sopporto chi qualunque cosa fa lui è figa, se l’è sudata ed è giusta e qualunque cosa fai tu potevi fare di meglio, non hai scusanti, sbagli.

Non sopporto chi pretende di dirmi chi sono.

Non sopporto me.

Ah, ma questa è un’altra storia…

E niente

Fuori sede

7 feb

No, giusto per dire eh.
Io non sono di quelli che “vogliono restare con mamma e papà”.
A diciotto anni compiuti da un mese ho fatto le valigie e sono andata a vivere in un’altra città, piccola e molto diversa da quella in cui ero cresciuta, per poter avere qualche opportunità in più.
Dopo altri e quattro anni ho rifatto le valigie, questa volta spinta dalla sensazione di dover ancora trovare il mio posto, destinazione una metropoli talmente grande da far paura alla maggior parte delle persone che conosco.
E non escludo un giorno di rimettere mano alle valigie.

Questo per dire che molte cose si possono dire sul mio conto, ma non che “voglio il posto fisso vicino a mamma e papà”.
Ora, però, vorrei mettere bene i puntini sulle i, se non vi dispiace.
Perché se c’è una cosa che mi irrita è quando si fa di tutta l’erba un fascio.
Così come si dice stronzo al ministro perché chiama bamboccioni i trentenni a casa con i genitori, dando per scontato che si riferisca A TUTTI i trentenni e non, come credo sia immensamente più logico, a chi lo fa per SCELTA e non per costrizione e che per farlo rinuncia a una vita migliore ma meno comoda e lontano.
Ora, io so che la Cancellieri si riferisce a quei giovani che non sono disposti a spostarsi per lavorare, e sinceramente non mi frega nemmeno cosa fanno i figli, i nonni e i nipoti della Cancellieri in questione perché sinceramente trovo che il ragionamento sia giusto, poi se ha parlato solo per dare aria alla bocca o perché veramente lo pensa sono stracazzi suoi.
Come ho già detto altre volte, io ne conosco a palate di gente che si lamenta solo, spesso senza reale motivo, ma ancora più spesso senza voler fare una mazza per migliorare la propria situazione.
Io per prima cado in questa trappola ogni volta che penso che io e Mirto probabilmente avremmo un futuro migliore a Milano ma poi mi rifiuto categoricamente anche solo di pensare di andare lì.
Quindi so che sì, siamo una generazione sfigata, ma diciamo pure che molti di noi si aggrappano alla crisi e allo sfruttamento e al momento storico per giustificare il proprio fancazzismo o semplicemente per non sentirsi troppo in colpa mentre ci mettono millenni per prendere una laurea triennale (chi me lo fa fare di spaccarmi la schiena? Tanto so già quello che mi aspetta… è tutto uno schifo!).

Ma permettetemi anche di dire che stare vicino a mamma e papà, in determinati frangenti, ti cambia la vita.
Non fraintendetemi, non sto parlando di nostalgia, amore per le sottane di mamma e affini, sto parlando di semplice aiuto.
Semplice, sottovalutassimo aiuto.

Prendete me e mia sorella. Siamo fortunate perché viviamo entrambe nella stessa città. Lei, madre di due bellissime bimbe di diciotto e tre mesi, si divide tra allattamento e asilo ed è fortunatissima, perché ha un contratto a tempo indeterminato in un’azienda solida e può mettersi in aspettativa per far fronte all’emergenza pargoli. La mia situazione, invece, la conoscete. Ebbene, basta un’emergenza come un controllo al cuoricino per Verdun quando gli asili sono chiusi per la neve inesistente che Alemanno si sognerà per i prossimi tre anni, e sono cazzi.
E cazzi vuol dire mio cognato che prende innumerevoli giorni di ferie, io che ieri sono costretta ad uscire di corsa da lavoro e che stamattina mi alzo alle sei, alle sette sono da lei, mi tengo Mr Magoo mentre loro vanno in ospedale, alle 12 tornano e io me ne vado a lavoro, il tutto con i tempi di Roma.
Cazzi vuol dire che siamo io e lei, lei ed io, e che tu sai che se c’è un’emergenza ci sei solo tu che puoi correre, e che se ce l’hai tu invece l’emergenza probabilmente non ci sarebbe nessuno, perché lei ha questi due agglomerati di tenerezza a cui pensare.

Troppo spesso si dà per scontato che vivere in un’altra città, lontani dalla propria famiglia, sia solo figo e bello e “ma beata te” ma anche no, insomma.
Non vivrei mai a Foggia oggi come oggi, ma sicuramente vivrei più tranquilla sapendo di avere “una rete sociale”, qualcuno a cui ricorrere in caso di emergenza emergenza, ossia in quei casi in cui i 300 km che tuo padre deve fare a trecentomila all’ora diventano un problema.

E poi ci sono tutte quelle piccole cose che però fanno famiglia.
Tipo proprio domenica pensavo come sarebbe stato bello andare a pranzo dai miei, magari con mia sorella, magari senza dover prendere un treno per farlo.
O semplicemente alzare il telefono e dire “passo”, uscire dall’ufficio, fare la figlia per mezz’ora lamentandomi un po’ di questo e di quello e poi tornare a casa mia, ai miei ventotto anni.

È diverso, fidatevi.
Chi non è mai stato un fuori sede non può capire.
Punto e basta.

p.s. Pardon, oggi sono veramente stanca. Me cala la palpebra… -.-

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Post Palla

6 feb

Ho perso gli auricolari dell’iPhone.
Vabbè.
Per il resto tutto come al solito, la neve si è trasformata in ghiaccio sporco, fa un freddo cane e avverto la necessità fisica di dormire.
Di lunedì.
‘nnamo bene.
Detto questo ieri sera ho avuto un momento di sbandamento e stavo quasi per fare il primo sgarro alla dieta da tre settimane a questa parte.
Il fatto è che si tratta di una dieta molto particolare, che esclude intere categorie di cibi e che mi sta permettendo di capire cosa mi fa male.
Inizialmente pensavo fosse l’olio ma ora si sta facendo avanti l’idea del germe di grano.
Per integrare le fibre, infatti, ogni giorno trangugio due cucchiai di crusca di avena e due di crusca di frumento.
Ieri, però, ho abbandonato la crusca di frumento normale per provare una contenente germe di grano.
Tempo due ore e mi è arrivato il mal di testa e sono cominciati i movimenti tellurici intestinali.
Vabbè.

Comunque questa dieta la posso fare solo per un mese, quindi fino al 17 febbraio, poi comincerà la fase di reintegrazione dei cibi.
A livello di peso non ho perso tantissimo, ma stamattina mi sono infilata per la prima volta da un anno a questa parte dei pantaloni marroni di Bershka taglia 42 e sotto ho anche la calzamaglia quindi yuppi.
Obiettivamente, mi sono sgonfiata da morire.

Che palla di post.
Odio parlare di queste cose.
-.-

Ho perso gli auricolari dell’iPhone.
Vabbè.
Per il resto tutto come al solito, la neve si è trasformata in ghiaccio sporco, fa un freddo cane e avverto la necessità fisica di dormire.
Di lunedì.
‘nnamo bene.
Detto questo ieri sera ho avuto un momento di sbandamento e stavo quasi per fare il primo sgarro alla dieta da tre settimane a questa parte.
Il fatto è che si tratta di una dieta molto particolare, che esclude intere categorie di cibi e che mi sta permettendo di capire cosa mi fa male.
Inizialmente pensavo fosse l’olio ma ora si sta facendo avanti l’idea del germe di grano.
Per integrare le fibre, infatti, ogni giorno trangugio due cucchiai di crusca di avena e due di crusca di frumento.
Ieri, però, ho abbandonato la crusca di frumento normale per provare una contenente germe di grano.
Tempo due ore e mi è arrivato il mal di testa e sono cominciati i movimenti tellurici intestinali.
Vabbè.

Comunque questa dieta la posso fare solo per massimo un mese, quindi fino al 17 febbraio, poi comincerà la fase di reintegrazione dei cibi.
A livello di peso non ho perso tantissimo, ma stamattina mi sono infilata per la prima volta da un anno a questa parte dei pantaloni marroni di Bershka taglia 42 e sotto ho anche la calzamaglia quindi yuppi.
Obiettivamente, mi sono sgonfiata da morire.

Che palla di post.
Odio parlare di queste cose.
-.-

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